L'antica Chiesa del Carmine dimostra come fossero presenti a Prato anche i frati Carmelitani e che in città esistessero tutti i principali ordini monastici (francescani, agostiniani, domenicani, carmelitani), fra l'altro la chiesa conservava un importante culto del un crocifisso ligneo policromo del '300, adesso conservato nella cripta della Chiesa di San Bartolomeo.
A metà del '500 si diceva infatti che il crocifisso avesse dato segni miracolosi muovendo la testa e gli occhi; nacque così un culto popolare che la Chiesa riconobbe e incoraggiò e che si aggiunse al culto mariano.
Dopo la sua distruzione, la Chiesa fu ricostruita completamente diversa con il progetto di Ivo Lambertini e cambiò nome in Chiesa di San Bartolomeo. L'attuale edificio presenta un campanile molto alto con un interno a tre navate invece dell'unica navata presente nella precedente chiesa.
Nonostante l'aspetto moderno ed esteticamente poco rilevante, la Chiesa di San Bartolomeo custodisce ancora all'interno un tondo Botticelliano, una Madonna di Pier Dandini, un Ciborio della scuola di Antonio Rossellino.
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