Scene da Romeo e Giulietta di Tiezzi al Fabbricone di Prato
Pubblicato da welcome2prato a 11/26/2009 01:12:00 AM
Dal 26 novembre al 20 dicembre presso il Teatro Fabbricone di Prato ci sarà una prima assoluta: Scene da Romeo e Giulietta, una delle grandi tragedie di Shakespeare riadattata dalla regia di Federico Tiezzi.
Romeo e Giulietta, una delle grandi tragedie di Shakespeare, è l’archetipo dell’amore innocente e impossibile, destinato, nella sua incapacità di mediazione, a perdere la battaglia che suo malgrado intraprende contro codici e regole, nel tentativo assoluto di affermare se stesso.
Il testo si è fatto mito collettivo e popolare di un’inesauribile ricchezza di significati e di rimandi, perciò affrontarlo significa, per il regista e gli attori, fare i conti non solo con il dramma shakespeariano, ma anche con tutti i racconti (teatrali e non), gli spettacoli, le interpretazioni critiche, i film, le musiche che il mito dei due amanti ha prodotto.
La storia di Romeo e di Giulietta non è però solo celebrazione dell’incontro tra Amore e Morte: è anche storia sociale di faide, di duelli e di violenza fisica e verbale. E’ teatro della realtà declinato in modo stupefacente e vitale; è teatro della memoria; è teatro dell’interiorità; è commedia dell’amore.
A combattere la dura battaglia contro il mondo è l’adolescente Giulietta, atipica eroina che elude i codici di comportamento sclerotizzati, alla ricerca di una verità che travolge lei e il suo amore e la immerge in una morte assurda e inaccettabile.
Lo spettacolo scene da Romeo e Giulietta si divide in due parti: nella prima si seguono le vicende dei due protagonisti, attraverso alcune scene che mettono in evidenza il dinamismo “da commedia” del dramma shakespeariano. Nella seconda due vecchi attori ottantenni recitano le due grandi scene d’amore del testo, per mostrarci come l’amore superi il tempo e come esso possa vincere la morte.
Tiezzi sceglie di ambientare il suo spettacolo in un campo di profughi o di rom nel terrain vague della periferia di una qualunque grande città, dove le vicende delle due famiglie dei Capuleti e Montecchi hanno per protagonisti gruppi di emigranti slavi.
Siamo tra le roulotte, tra i lampioni e i guardarail di una zona di confine, di frontiera, dove la tensione è più forte, dove più forte è il disagio sociale - dei corpi come delle anime.
Più che chiedersi se l’amore abbia ancora una necessità e una verità nella contemporaneità, lo spettacolo ci racconta l’amore come necessità arcaica, mitica, che rivela la sua essenza e la sua forza proprio in una situazione di frontiera, ma ci dice anche della fragilità e bellezza della giovinezza, del tempo che passa, dell’invecchiamento e del resistere dell’amore alla decadenza del corpo.
Con questo spettacolo Tiezzi torna, dopo dieci anni da Scene d’Amleto, allestito anch’esso al Fabbricone, al lavoro di approfondimento della drammaturgia shakespeariana e alla libertà di impianto drammaturgico e rappresentativo che segnò quello spettacolo.
Anche in questo caso si tratta di uno spettacolo itinerante dove il pubblico si muoverà in due grandi spazi: una strada di periferia e una camera da letto in una casa dei nostri giorni.
scene da Romeo e Giulietta conclude i primi tre anni del Laboratorio di Prato, corso di specializzazione per giovani attori/borsisti che, oltre ad approfondire le discipline che compongono l’arte teatrale, sono entrati in contatto in modo innovativo con architetti per l’indagine sullo spazio, artisti visivi per la conoscenza delle forme più avanzate della pittura e della scultura, con romanzieri e poeti per lo studio della drammaturgia del racconto, allo scopo di costruire un diverso approccio creativo al testo e alla recitazione.
Passando ora alla pratica, alcuni di questi giovani attori partecipano allo spettacolo e si trovano a lavorare con attori più anziani, che, in alcuni casi, sono stati anche loro pedagoghi.
Questo Laboratorio non sostituisce ma nemmeno integra le scuole tradizionali di recitazione: è un modello sperimentale di formazione dell’attore ispirato da un lato alle esperienze di Jacques Copeau e dall’altro alla scuola del Bauhaus.






