Ser Lapo Mazzei: l'amico del mercante

di Alberto Bonaiuti
Ser Lapo Mazzei - il vinoUn conoscente, una richiesta d’aiuto e un amico per tutta la vita. Così possiamo parlare della profonda amicizia, nata per caso, tra Francesco Datini e Ser Lapo Mazzei.
Un’amicizia dettata non da reciproco interesse, ma da sincera stima e anche curiosità. Da un lato il ricco mercante totalmente immerso nei suoi affari e poco avvezzo a riflessioni sul mondo spirituale, dall’altro un uomo semplice, amante della natura, religioso e poco incline alla mondanità da cui se ne tenne costantemente lontano.
Un’amicizia all’apparenza incomprensibile, ma come dice l’Origo per Ser Lapo: “... fondata forse sull’attrazione degli opposti, sul fascino che l’ardimento suscita nell’uomo timido, tranquillo e casalingo, attratto dal vigore e dall’avidità di una persona intraprendente.”

Nel 1373 Francesco Datini ricevette una lettera dal suo amico Andrea Matteo Bellandi, nella quale chiedeva di aiutare un giovane e promettente studente di Prato. Il ragazzo era povero di mezzi e necessitava denaro per continuare gli studi. Datini, che non era nuovo a questo genere di cose, decise di finanziare quella che noi oggi chiamiamo una Borsa di Studio. Il giovane in questione era Ser Lapo Mazzei, quello che in futuro diverrà l’amico più intimo di Francesco.


Ser Lapo nacque da una famiglia povera di Carmignano nel 1350, fu sempre orgoglioso delle sue umili origini e spesso amava definirsi “il pecoraio di Carmignano, procuratore dei carmignanesi”. Seguì gli studi di Diritto presso l’Università di Bologna e poco più che ventenne lo troviamo come giovane apprendista notaio nel comune di Prato.

E’ qui, che il Datini lo riscoprì. Tornato da poco nella città laniera, Francesco fu eletto Gonfaloniere del Comune e un bel giorno si ritrovò nelle mani una lettera di un notaio indirizzata agli Otto della Signoria di Prato.

La missiva era scritta in maniera impeccabile e precisa, s’informò allora dell’autore e scoprì con piacere che si trattava proprio del giovane studente che aveva aiutato 10 anni prima. Dal quel momento in poi, il carmignanese divenne notaio personale dell’”azienda” Datini e prezioso “consulente” per le frequenti vertenze che Francesco aveva con il fisco.

In molte occasioni fu vittima d’incessanti e talvolta illegittime richieste di denari da parte dell’amministrazione fiorentina, in più di un’occasione, l’amico notaio, riuscì a tirarlo fuori da pericolose situazioni.

Nelle tante lettere che si spedivano, traspare un’amicizia sincera, spesso simpatica e ricca di scherzose “canzonature” reciproche. Un giorno, mentre il Mazzei ne leggeva una, scoppiò a ridere suscitando fastidio nella moglie: “Voi siete due grandi fraschieri, in brieve; e godiate voi insieme, dell’altro poco vi curate”.

Quel “godete voi insieme” era veramente preso alla lettera dai i due, infatti spessissimo si incontravano per condividere i piaceri della buona tavola e sopratutto quello per l’ottimo “brillante di Carmignano” vino sapientemente ottenuto dalle pregiate uve di Ser Lapo.

Oltre ad essere un valente notaio, Lapo Mazzei, fu anche un grande intenditore di vino, aveva vigne a Carmignano e Grignano di Prato, in una lettera datata 1398, lo stesso Ser Lapo, usa per la prima volta la definizione Chianti per un certo vino.

Fu autore di numerosi scritti su come coltivare le vigne per ottenere ottimo vino. La sua passione per l’enologia fu tramandata per generazioni e oggi, Carmignano e il suo celebrato vino, devono sicuramente molto al suo più importante avo.

Ser Lapo Mazzei muore due anni dopo Francesco, poco più che sessantenne; nei registri dell’ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze si legge: “Morì Ser Lapo di’ 30 d’ottobre 1412, ed era stato infermo circa a mesi sette. Dio gli abbia facto perdono.”

bibliografia: Iris Origo, Il mercante di Prato Rizzoli editore