Margherita Bandini

di Alberto Bonaiuti
Margherita BandiniFrancesco Datini dopo anni e anni d’insistenze da parte di amici e parenti, decise di sposarsi e metter su famiglia. Come uso e costume dell’epoca, fu lui a scegliersi la sposa (Margherita Bandini) facendolo in maniera del tutto inaspettata. Era normale che a quell'epoca (ma anche fino a poco tempo fa!), si cercasse una donna che potesse offrire una ricca dote e fosse di nobili origini.

La scelta del Datini, “spiazzò” tutti perché le virtù che cercava nella sua futura moglie furono ben altre: giovinezza, bellezza, onestà e indiscutibili qualità morali. La scelta ricadde su Margherita di Domenico Bandini, fiorentina.

La famiglia di Margherita cadde in disgrazia da quando il padre Domenico fu accusato di tradimento dal governo fiorentino e per questo gli fu tagliata la testa e confiscato tutti i beni materiali. La moglie Dionora, Margherita e le sorelle fuggirono dunque ad Avignone senza una lira in tasca. Qui conobbero il Datini, il quale nel Carnevale del 1376 sposò Margherita; lui aveva 41 anni e lei 16 o 18. Il matrimonio si celebrò con grande sfarzo.

Il matrimonio a Avignone

La lista delle vivande comprendeva: 406 pagnotte, 250 uova, 50 chili di formaggio, due quarti di bue grosso, e 16 mezzi quarti di montone, 37 capponi, 11 galline e 2 teste e piedi di porco in gelatina, oltre a portate minori di piccioni e di pivieri, ma anche da raffinati vini della Provenza e da ottimi vini toscani, tra cui il Carmignano.

Il ritorno a Prato

Il ritorno a Prato dei coniugi Datini, coincise con l’ultimazione dei faraonici lavori della casa al Canto al Porcellatico e l’inizio della fitta corrispondenza tra i due. In questo frangente, vediamo un Datini insospettabile e piuttosto “spendaccione”, infatti, non badò a spese per casa sua ed esaudì ogni desiderio di Margherita per quello che riguarda l’arredo. Alla fine dei lavori, la cifra sborsata per la casa, il fondaco e il giardino, fu di oltre 6.000 fiorini; una follia!

La lontananza dal marito

Nel 1383, Francesco fondò le società di Pisa e Firenze, le quali lo tennero lontano da casa per lungo tempo. Per Margherita, si prospettò un periodo difficile come ci racconta in maniera chiara e lucida la Dottoressa Diana Toccafondi dell’Archivio di Stato di Prato: ”La lontananza del marito con la conseguente mortificazione delle aspettative affettive e sessuali, l’essere da un lato investita di compiti pesantissimi (maschili, si direbbe) per la gestione di una casa che è insieme un’azienda e un cantiere sempre aperto, e dall’altro non riuscire, nonostante tutto a guadagnarsi la fiducia del marito”.

Malgrado ciò, Margherita Bandini non fu certo donna debole e succube: “Una Margherita tutt’altro che oppressa e “vittima” del marito: una donna vivace, pratica, intelligente, che sa il fatto suo e lo espone “senza peli sulla lingua” al marito, agli amici e dipendenti, ai quali tiene testa egregiamente, dignitosamente, facendosi amare e rispettare: non una povera donna melanconicamente sepolta fra vuote e freddi pareti domestiche, in uno oscuro annientamento di sé, ma una brava moglie, energica, vivace, fedele, amorosa e, naturalmente, che vuole e può dire la sua parola ammonitrice, esprimere i suoi disappunti e giudizi”.

Ginevra la figlia illegittima

Oltre all’opprimente ambito in cui viveva, si aggiunga che Margherita doveva convivere con la tristezza di non poter avere figli e per questo ne soffrì molto. La reazione di Francesco non fu delle migliori, lontano da casa e preso dai suoi affari, ebbe diversi figli illegittimi tra cui Ginevra, figlia di una serva e alla fine adottata e cresciuta proprio da Margherita.

Margherita Bandini impara a scrivere

L’unico di modo per Margherita di comunicare con suo marito – perennemente lontano da casa – fu la scrittura. Inizialmente, essendo analfabeta, si servì degli scrivani, i quali, pur scrivendo in maniera corretta, non riuscivano a “illustrare” ciò che la moglie aveva da dire al marito; non erano di certo lettere commerciali!
Da questa ennesima sofferenza, Margherita ne uscì in maniera brillante imparando a leggere e a scrivere:”…per quel suo orgoglioso, anche se tardo, avvicinarsi al mondo della scrittura vera e propria. Così facendo, ella tenta un’emancipazione da quella mediazione dello scrivano (due volte umiliante, perché servile e maschile insieme) sentita come un’intromissione nel suo mondo privato di donna, e che, nella comunicazione con il marito, spesso la costringe a dire e non dire, a rilevare e a celare…”, anche quando il Datini si avvicinò alla fine dei suoi giorni, Margherita, richiamava continuamente il marito a non :”affannarsi a lavorare e guadagnare che divora l’anima e il corpo, che rende inutile e vuoto il tempo della vita…” Quando nel 1410 Francesco muore, Margherita trascorre gran parte del suo tempo a Firenze con Ginevra (la figlia illegittima del Datini).
L’unico ritratto di Margherita che ancora oggi si conserva, anche se la ritrae già anziana, lo possiamo vedere nel refettorio di San Niccolò a Prato.

Margherita di Domenico Bandini, muore a Firenze nel 1423, la sua salma riposa in Santa Maria Novella. Nel suo testamento espresse chiaramente la volontà di essere sepolta accanto al marito, ma non fu accontentata. Chissà se un domani qualcuno possa esaudire il suo ultimo desiderio.

Bibliografia: Archivio di Stato di Prato
http://datini.archiviodistato.prato.it/margherita/index.htm
In foto: Ritratto di Monna Margherita Bandini dell’artista olandese a noi contemporanea Jacqueline Kasemier