Fratelli Fratellini: genio circense

di Alberto Bonaiuti
Fratellini Continua il viaggio nel tempo, alla scoperta dei personaggi pratesi che hanno lasciato importanti tracce di sè nel mondo culturale e non solo. E’ davvero stupefacente le varietà di cultura che questa città ha saputo produrre nella sua millenaria storia. Stavolta è il mondo circense a essere protagonista, con una, se non la più grande dinastia di clown di tutti i tempi; i fratelli Fratellini, Alberto, Francesco e Paolo, il trio leggendario che ha fatto ridere milioni di spettatori in tutto il mondo. Anche se non pratesi di nascita...

Suo padre, Gustavo Fratellini, nasce a Prato nel 1842 e mostra fin da piccolo una personalità particolare che ne farà un personaggio unico. I genitori volevano avviarlo alla carriera ecclesiastica, ma lui si iscrisse alla facoltà di medicina. Ha 18 anni, lascia tutto e parte volontario, con Garibaldi in Sicilia. Si fece tutta la campagna d’Italia, fino allo scioglimento delle truppe volontarie, dopo il crollo del regno borbonico.

Smessa la divisa di volontario, si arruolò nei bersaglieri dell’esercito regolare del neonato regno d’Italia, e poi fu ancora fra i cacciatori delle Alpi, sempre con Garibaldi.
Poco tempo dopo, chiuse con la vita militare ed entrò in un gruppo di acrobati che lavorava nel circo Myers, diventando in breve tempo uno dei migliori saltatori del suo tempo.
Lavorò con i più famosi e prestigiosi circhi di allora come il Grillaume e il russo Salamonsky, lo Schumann. Si sposò con una ragazza fiorentina ed ebbero 10 figli, dei quali sopravissero solo 4: Luigi, Alberto, Paolo, clowns musicali e saltatori e Francesco, cavallerizzo di alta classe, uno dei rari che fosse capace di fare il salto mortale su due cavalli lanciati in corsa nella pista!
Purtroppo, Luigi, muore nel 1907 a Varsavia, lasciando 5 figli, tutti in tenera età. I 3 fratelli superstiti, con grande senso di responsabilità decisero di crescere ed educare i nipotini. Francesco dovette vendere i cavalli e si adattò a fare il clown. Nacque così nel 1910, il celebre trio diventato leggenda. Ebbe il suo massimo successo nel 1920 con il circo Medrano di Parigi. La sua fama fu tale che nel 1923 si esibì alla Comedie François, davanti agli ammirati elogi di artisti, scrittori e poeti. In quell’anno ricevettero l’insegna della Legione d’Onore.

Da ricordare anche il trionfo sul palcoscenico al Teatro dei Champs Elysees nel 1920 e i numerosi spettacoli nelle retrovie francesi durante la guerra del 1914-18. Sebbene recitassero in tutte lingue, le battute venivano “preparate” in toscano. Nel 1940 muore Paolo, gettando il trio nello sconforto e nella disperazione. Fu chiamato Alberto Geretti, detto “Gagà”, a sostituire la grave perdita; anch’egli discendente da un’illustre dinastia di clowns pratesi. Di grande bravura in pista, Geretti era, nella vita privata, un infelice nevrastenico con forti crisi di disperazione che lo portarono alla morte per suicidio nel 1950, gettandosi sotto il metrò di Parigi. Fu la fine del trio. Francesco già malato di cancro morì nel 1951. Così Alberto Fratellini rimase solo nella sua grande casa di Parigi.
A confortarlo, i suoi 13 nipoti e più di 30 pronipoti (tutti lavoravano nel mondo circense come saltatori, cavallerizzi, uomini volanti, acrobati), che di quando in quando, si riunivano nel grande giardino della villa dello zio e immancabilmente si ritrovavano ad allenarsi per i giochi e nel perfezionare nuovi esercizi. Alberto, finiva sempre col presentarsi truccato da clown e si esibiva sotto gli occhi entusiasti dei nipoti e dei bambini e ragazzi del quartiere.

Nel 1958, la nostalgia del circo, lo riporta al Medrano, dove si esibisce in una piccola parte di 3 minuti. Aveva addosso una giacca a quadri grossi, un panciotto color fiamma, le brache enormi, scarpe grandissime e il suo immancabile trucco vistosissimo.

Svolgeva la sua esibizione in mezzo alle file del pubblico, tra gli applausi e le risate del pubblico, il quale, ignorava che sotto quelle buffe vesti si celasse l’ultimo dei tre grandi Fratellini.
Alberto Fratellini, muore nel 1961 a 76 anni.

Bibliografia e siti: Michele Risolo su Prato Storia e Arte n° 20 del 1967 pag.77. Per le immagini:daniellathompson.com.